Intervista al figlio Leonardo

(in esclusiva per il sito, 1999)

Il figlio di Flaminio Bertoni, Leonardo è nato dal primo matrimonio dell'artista ed è l'unica testimonianza vivente della vita e le opere del padre (l'altro fratello, Sergio,  morì molti anni fa in un incidente d'auto). Egli vive oggi a Varese, città di nascita di Flaminio,  e dedica gran parte del suo tempo per fare conoscere, rivalutare e  apprezzare le opere del padre. Ci sono molti progetti in fase di realizzazione come il sito e l'Associazione Internazionale Flaminio Bertoni a cui ci si può inscrivere già da subito. Quote: soci studenti £ 30.000, soci ordinari £ 60.000, soci benemeriti £ 160.000; da versare tramite bonifico (Banca Popolare di Sondrio Sede di Varese CC 130/9009/48 ABI 5696 CAB 10800 CIN R), oppure con vaglia postale intestato a "Associazione Internazionale Flaminio Bertoni", Via Salvo D'Acquisto 2 21100 Varese. Leonardo Bertoni al fine di finanziare il museo dedicato al padre è disposto a vendere alcune sue opere come disegni, schizzi, sculture ecc. Se siete interessati contattatelo via email all'indirizzo:       leonardobertoni@yahoo.it.
Leonardo Bertoni con la sua fida 2CV. Possiede anche una AMI6 e una DS.

L'intervista


D -  La vita di suo padre è stata ricca d'attività. E' vero che era un vulcano d'idee sempre in attività, tanto che dormiva solo 4 ore per notte?

R - E' vero, dormiva solo 4/5 ore per notte. Infatti, dopo il lavoro in Citroën, si recava nel suo atelier dove rimaneva sino dopo la mezzanotte e rientrava a casa dopo le ore 1,30/2. Alla mattina si alzava non dopo le 6,30.
Dire che mio padre era un vulcano d'idee corrisponde alla realtà, basta esaminare quanto ha fatto: brevetti, opere artistiche (sculture, disegni, quadri), progetti d'architettura, progetti d'automobili (Citroën, Baroffio, Mathis 333, Panhard ed altri), studi d'anatomia.
Inoltre ha lasciato progetti descrittivi avveniristici come la trasmissione dell'energia elettrica senza fili, un accumulatore elettrico a gas, un motore ad ultrasuoni, l'uomo volante, e molte altre cose come si potrà accertare dalle ricerche in corso sull'archivio; i francesi affermano che fu un visionario.


D - Il nome di suo padre venne spesso tenuto nascosto dalla Citroen. E' vero che egli minacciò di andarsene per questo motivo? E perché la Citroen si comportò cosi?

R - La Citroën è sempre stata un'azienda che ha voluto mantenere il segreto su tutto, uomini e cose, tanto che nel maggio 1955 ha proibito la pubblicazione di una fotografia sulla rivista francese "L'Automobile", in cui vi era mio padre mentre modellava un coupé della Traction.
La casa automobilistica ha sempre sostenuto che tutto il lavoro dei propri dipendenti era un prodotto Citroën e non dei singoli.
Per quanto riguarda la minaccia di dimissioni, il fatto riguardava il mancato riconoscimento da parte dell'azienda della laurea ottenuta all'età di 46 anni (sino allora aveva solamente il diploma d'avviamento industriale), e quindi ottenere la qualifica d'architetto.


D - Che carattere aveva suo padre? Per esempio si dice che non era felice di apparire sui giornali.

R - Affermerei che aveva un carattere introverso e lo dimostra tutta la sua vita.
Oltre al lavoro in Citroën, aveva come obiettivo l'affermarsi come artista, ciò lo portava a dividere le due attività. Chi lo conosceva come artista non sapeva nulla dello stilista e viceversa, ciò perché non amava farsi pubblicità.


D - E' vero che ci mise solo un'ora e mezza per rifare il frontale della DS (da monofaro a bifaro) e una notte per creare la Traction?

R - E' vero, dopo che la direzione gli aveva chiesto di modificare il frontale per inserire i bifari, mio padre si fece portare nel suo atelier (l'antro dello stregone, come lo chiamavano i colleghi), la parte anteriore della DS, prese una mazza e schiacciò i parafanghi, quindi chiese al suo aiutante, un antillese che lui chiamava Dudu, due secchi di gesso e rimodellò i parafanghi in modo da poter inserire i bifari. Il tutto in non più di un'ora e mezza.
Per la Traction, Citroën non era mai soddisfatto dei disegni che gli venivano di volta in volta presentati dall'ufficio studi, mio padre, che allora era un semplice disegnatore, ma anche uno scultore, un sabato sera prese un blocco di plastilina e lavorando tutta la notte sino alla domenica mattina, scolpì un modello della Traction in scala 1:5. Il lunedì mattina lo presentò a Citroën, che entusiasta volle avere anche il parere della moglie. Lunedì sera Bertoni con il suo direttore Raul Cuinet si presentò a casa Citroën e la moglie entusiasta disse: << con questa vettura vinceremo tutti i concorsi di bellezza! >>. Fu il via per Bertoni ad una carriera di stilista che lo portò a creare l'universale 2 CV e la mitica DS 19 . Fu anche la prima volta al mondo, che un'automobile fu progettata in volume prima che in disegno.


D - Solo di recente sono state sviluppate le foto dei prototipi DS fatte da suo padre. Come ne è venuto in possesso?

R - Il segreto Citroën era legge e quindi nulla poteva uscire dall'azienda, ne disegni né fotografie, tanto che mio padre dopo aver fotografato i prototipi della DS non ebbe il coraggio di svilupparli. Solo nel 1992, 28 anni dopo la sua morte, ho ritrovato nella sua casa di rue du Theatre un rullino che, sviluppato, ha dato le fotografie che ho reso pubbliche sul mio libro "Flaminio Bertoni 30 ans de style Citroën".

D - Quali sono le iniziative per rendere giusta lode e memoria a suo padre?

R - La principale iniziativa è stata il costituire l'Associazione Internazionale Flaminio Bertoni, dopo che in Francia si era già costituita la Bertoni International Association, di cui sono presidente onorario, poi presentare un sito Internet, www.flaminiobertoni.it, ora l'associazione sta lavorando per costituire a Varese il museo Bertoni.
Purtroppo le risorse finanziarie sono limitate, perciò invito tutti coloro che credono in quest'iniziativa, a darci ora un aiuto morale e finanziario, iscrivendosi all'associazione o inviandoci un contributo, per onorare un uomo che tanto a dato alla storia dell'automobile e al mondo dell'arte.
Più l'associazione sarà numerosa e gli associati sparsi per l'Italia, più avremo la forza per chiedere aiuto agli enti pubblici e privati nazionali ed internazionali.
Il ministro per l'interno, Enzo Bianco, ha già inoltrato al Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la mia proposta per ottenere dalla sua patria un'onorificenza alla memoria.

 

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